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mercoledì 5 novembre 2014

Preghiera di Novembre

Eccoli chiedere di  far cambio con le loro sciagure.
Facce sfigurate, occhi pieni di veleno, senza pace: ti cercano per  dirti che sono buoni: “Non è come sembra. E’ un malessere passeggero. Mi dici qualcosa?”
“No, non ti dico più niente! Anche le parole sono un furto per uno che chiede.”
“Ma che cosa dici? Come ti permetti?” si agita, dando sfogo ai pensieri peggiori, mai trattenuti completamente: neanche nei momenti di stima. La stima serve per mettersi a ballare insieme. 
“Ma mi lasci in pace!? Te ne vai a fanculo!?” segue la reazione non voluta, ma la più opportuna.
L’animo è ferito dalla violenza, perché la finta gentilezza è un reato perseguito dalla legge. La gentilezza è in un cuore senza peccato.
Il peccato è all’origine, al di là delle manifestazioni.
“Sii più semplice ed esplicito!” storce la bocca la cattiveria, che non sa di essere allo scoperto, dopo le tante occasioni ricevute per non sbagliare. L’ultima volta è stata deplorevole: ha pianto, senza saperlo fare.
“Come può versar lacrime chi non ama gli altri? Piange per sé! E’ l’unico male che l’affligge.”
Il male è sempre alla ricerca di bene.
Anche il bene ricerca il bene.
Il male è sempre fuori dalle corse dei peccatori verso la redenzione. Il male cerca di confondersi tra la folla. A volte riesce bene nel travestimento. Poi però si manifesta nelle azioni terribili, nel tremore delle sue mani che faticano a dare un po’ di pane, nella bocca che non respira se un amore è pieno di beltà. L’amore è perverso quando chiede di essere errore. Quando è monotonia è bontà!
Soffia di nascosto la rabbia la cattiveria, che si accorge di non avere chances: quando l’amore l’ha battuta.
“Non ridete, facendo la parodia del potere! Siete  insulto all’umanità anche quando parlate di bene! Il vostro bene è cercare di stare al posto di chi gode da solo di un privilegio!”
Il bene si dimostra, e si realizza quando è povertà: piacere più che condizione primigenia della vita.
“San Francesco mi guidi! I martiri di ogni guerra siano compagni di viaggio verso la povertà e l’umiliazione!”
L’umiliazione è perversione quando è richiamo. E’ una forma di mascheramento della cattiveria, che avvicina a sé il gesto della bontà.
E’ bene allontanare ogni insulto! Siamo nati per vivere, soffrire o godere è indifferente se il risultato è la cura dell’anima. L’anima non vive di piaceri corporali. La carne è lussuriosa e brama piacere. La carne è propria di un uomo piccolo. L’anima è nei santi e nei martiri.
“Ridete! Ridete! Sono dimenticati uomini di potere come Temistocle e Cimone! Pericle è rimasto nel cuore degli studenti giudiziosi! Le lauree rendono ipocriti chi non è compassionevole verso i miseri! I Potenti non esistono se non scelgono. Se decidono per accontentare chi minaccia di lasciarli soli suscitano compassione come i miseri di cui si illudono di essere capi!”
E’ libero colui che vive lontano dai clamori di chi per errore è considerato potente! Potente si crede anche chi ha semplicemente un lavoro di sciacquino al servizio della dimenticanza! Psammetico sapete chi è? E Psammenito? Erodoto è rimasto nelle coscienze dei lettori! I potenti che ha descritto sono fastidio di una memoria che non regge!
Siamo ancora a novembre, anche se l’aria odora di cadaveri putrefatti .
La cattiveria teme per sé, sperando che non succeda nulla alla sua carne, alla sua ricchezza, alla sua casa, alla sua bramosia.
I miseri piangono e accolgono il dolore che trova compiutezza e pace  nelle suppliche e nelle preghiere.